Un interessante riflessionedi Maria Teresa Fenoglio sulla rivista ” La porta di vetro.com”

l 7 ottobre del 2023, Hamas e altri gruppi armati uccisero circa 1.200 persone di nazionalità israeliana, in maggioranza civili, e trascinarono con sé 251 ostaggi, di cui solo 87 tornarono vivi: giovani a un festival musicale, famiglie nelle loro case, abitanti dei kibbutz. Le violenze furono feroci, bersagli innocenti come lo sono da sempre le vittime di rappresaglia. In quella stessa data, a tre anni di distanza, è stata indetta a Torino una manifestazione per la denuncia e la fine del genocidio di Gaza. Una voluta sovrapposizione che finisce per celebrare il fronte “resistente” incarnato da Hamas, individuato dagli organizzatori come un agente di riscatto in cui identificarsi, a riprova, evidentemente, che le vite israeliane, poiché appartenenti al fronte del “nemico”, non meritano lutto e menzione.
Il principio di chi sta, o si colloca, “dalla parte del giusto” ancora una volta annulla quello della appartenenza a una comune umanità. Le vittime altrettanto innocenti di Gaza – oltre 70mila insieme con centinaia di migliaia di feriti e dispersi, vengono brandite a giustificazione di quell’orrore, scudi umani della ideologia, disumanizzate a loro volta e consegnate al vuoto ruolo di simbolo.




































