Il tempo che viviamo è sicuramente complesso ancorché denso, irto di passaggi epocali e di condizioni sociali avverse.Se è pertanto giustificata la preoccupazione che l’Intelligenza Artificiale possa prevalere sulla nostra umanità, penso però che ci necessiti chiedere
“Cosa stiamo facendo per preservare l’umano” e quale mondo “umanizzato” stiamo lasciando ai nostri figli. L’Intelligenza Artificiale per sua natura produce con rapidità impressionante processi innovativi, ma la velocità non può essere il valore principale da perseguire, al contrario deve restare al primo posto la salute e il benessere collettivo.Se le nuove tecnologie sacrificano la sicurezza delle persone e ignorano i danni e gli effetti negativi che essa produce a livello sia fisico che psicologico, il loro sviluppo non darà positività.Di certo per la salute dalla IA ci aspettiamo miglioramenti diffusi in grado soprattutto di aiutarci nella diagnostica e darci risorse su come arrestare precocemente i processi patologici.
Crediamo che possa essere utile per i progetti di prevenzione primaria e secondaria, ma anche come sostegno nella riduzione degli errori umani.Ci attendiamo che la personalizzazione dell’Intelligenza artificiale avvicini i servizi e l’utenza, anche se siamo consapevoli della carenza che hanno le macchine in fatto di empatia e compassione.Siamo ormai pienamente consapevoli delle distorsioni algoritmiche che sanno arrivare a manipolare i comportamenti umani, perché è ciò che è emerso negli Stati Uniti a seguito dei recenti processi ad alcune importanti piattaforme Social.C’è poi la conferma che le interfacce digitali di cui si servono, vanno a incrementare negli utenti il tempo di permanenza in rete e sfruttano con elevata frequenza i meccanismi di gratificazione, producendo un’alta frequenza di dipendenze.Per fortuna adesso abbiamo coscienza dell’urgenza della prevenzione per la difesa del nostro essere umani, ma ci servono strumenti adatti alla protezione, soprattutto delle nuove generazioni per il benessere comune.Il primo scoglio da superare penso sia la disinformazione e le scarse competenze degli adulti con funzioni educative in materia di tecnologia digitale.Prima di tutto sono necessari strumenti per ridurre il disimpegno genitoriale, la distrazione e la distanza relazionale in famiglia, che sovente fanno delegare alla tecnologia gran parte dei compiti educativi.
Display e monitor oggi continuamente attivi, non servono più a soddisfare i bisogni di informazione e conoscenza, ma a silenziare la comunicazione e il dialogo e a dimenticare l’importanza dell’accudimento relazionale e la promozione di un senso del limite, che sembra scomparire dalla progettualità educativa.Allora non è solo la tecnologia avanzata che deve farci spaventare e nemmeno sono i Social che dobbiamo demonizzare. Questi ultimi non sono innocenti e la tecnologia digitale ha le sue responsabilità in particolare per la crescita in età evolutiva, ma domandiamoci qual’è il controllo che gli esseri umani possono avere su loro stessi, visti gli strumenti tecnologici sempre più potenti che abbiamo in mano.
Proviamo a pensare a quanta “umanità” usiamo per controllare le “macchine intelligenti” e quanto di umano sappiamo utilizzare per far crescere bambini e adolescenti capaci di empatia e rispetto altrui. Chiediamoci quale intelligenza ci servirà in futuro, se più quella delle macchine assolutamente performante o quella umana, fragile, insicura, dubbiosa ma… (appunto) Umana. E’ risaputo che l’Intelligenza Artificiale ancora nuova e dalle mille possibilità, attrae un po’ tutti, ma forse non conta così tanto il possedere quantità notevoli di informazioni e saperle elaborare rapidamente, quanto è fondamentale
un’intelligenza umana capace di governare le responsabilità, gestire il dubbio, riconoscere i pregiudizi e in grado di farci accettare l’incertezza, o aiutarci nella i gestione dei conflitti e nella promozione precoce del pensiero critico.
A mio avviso, il primo compito della Fondazione Ossicini per la professione psicologica, è quello di cogliere la sfida dell’Intelligenza Artificiale e sviluppare studi e ricerche sulla relazione tra la salute psicologica e mentale e le nuove tecnologie.
Il secondo quello di impegnarsi nell’evitare che la AI produca malessere e disagio.
Servirà che la Fondazione pensi a percorsi formativi e di accompagnamento allo sviluppo professionale nelle materie di competenza degli psicologi. E sarà fondamentale che si sviluppi la funzione divulgativa, in quanto la prevenzione ha bisogno di una collettività consapevole del valore dell’etica che deve accompagnare lo sviluppo tecnologico. Si aggiunga la valorizzazione degli strumenti utilizzati dalla tecnologia emergente volti alla promozione del benessere comune.
E servirà riconoscere il notevole potenziale che ha la tecnologia per la vita umana, così come avere piena coscienza dei suoi limiti.Infine sono convinto che la Fondazione Ossicini debba mantenere viva l’attenzione allo sviluppo di un tessuto sociale responsabile, in grado di prevenire il disagio e progettare il benessere, ma che sappia soprattutto mantenere attivo il suo sguardo alla costruzione dell’umano.
Giuseppe Maiolo
Presidente Fondazione Ossicini della professione psicologica




































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