Negare, opporsi, insistere: nei bambini è una forza legata alla crescita, non un segnale di cattiveria. Capirla e contenerla senza reprimerla è il compito educativo che aiuta a trasformarla in energia positivaAggressività non è violenza
Per aggressività allora dobbiamo intendere un’energia istintuale che è strettamente legata alla crescita e che solitamente si manifesta a cominciare dal «tempo dei no». Un tempo conosciuto bene dai genitori, perché si manifesta precocemente attorno al secondo anno di vita o anche prima.
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Si tratta di una fase impetuosa e minacciosa, un tempo difficile da vivere per i genitori che si vedono attaccati e presi di mira, mentre è solo un periodo in cui il bambino usa il linguaggio verbale appena appreso e scopre il piacere di dire no a tutto e a tutti. Non è un bambino oppositivo cui non va bene nulla. Irrita quel suo modo insistente di fare, ma non è un disturbo, tantomeno è desiderio di arrecare danno a qualcuno.
È cocciuto, quantomeno sembra, ma la sua insistenza non è una ribellione armata. È voglia di mostrare che è capace di affermare il suo punto di vista e di fare come vuole. È aggressivo nel suo dire no, ma non è cattivo. Esprime con forza il suo volere e non demorde, ma solitamente cerca di ottenere quello che vuole o si difende se si sente minacciato da un rivale.
Energia da comprendere
La sua aggressività a volte esprime sentimenti di inferiorità se lo spingiamo troppo a competere con gli altri. Non di rado non sa calibrare la sua energia e può far male fisicamente se dà pizzicotti a un amico o tira i capelli a una compagna, oppure graffia o morde, ma in ogni caso è aggressività che serve per crescita.
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Da controllare e più ancora da comprenderne il motivo. Caso mai è più importante contenere l’intensità dei suoi gesti che eliminarla e annullare l’aggressività dei suoi «no» che ci irritano.
Come gestire l’aggressività?
- Chiediamogli sempre spiegazioni del suo «no» senza dubitare di quello che dice.
- Anche se non è giustificabile il suo comportamento, non deve dubitare del nostro amore.
- Rassicuriamolo dicendo che non è lui che disapproviamo, ma il suo modo di fare.
- Non facciamo «prediche». Non servono. Aiutiamolo a correggersi.
- Cerchiamo di farlo riflettere sull’accaduto e chiediamo le emozioni e ciò che prova.
- Mostriamogli i vantaggi di un comportamento corretto e le conseguenze di uno scorretto.





































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