Adolescenza. Il corpo sotto attacco
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Il web per gli adolescenti è ormai il luogo del divertimento e del gioco. Ma non solo. Iperconnessi come sono, vivono in gran parte online il loro corpo. Lo mostrano, lo narrano e diventano visibili, acquisiscono uno stato e si rendono riconoscibili anche attraverso vari avatar.

Pensano: “Se mi mostro e mi vedono ho una fisionomia, non importa se reale o meno, ma ci sono ed esisto nel pensiero degli altri.” Perché questo conta nel tempo specifico della crescita: sapere di essere nella mente di qualcuno.

I Social del resto, offrono l’opportunità di evidenziare le proprie doti e avere conferme dal consenso collettivo. Così, da qualsiasi parte la si veda, l’adolescenza resta il tempo del corpo fisico che c’è e non c’è, che muta e sconvolge, del corpo ingombrante e di quello negato. Un corpo continuamente diverso, sempre mutevole e in vertiginoso saliscendi come sulle montagne russe dell’età più incerta e turbolenta della vita.

Entrare nella mente adolescente, vuol dire tentare di capire (maldestramente) come un ragazzo o una ragazza vive il suo corpo. Significa tentare di sentire quanto il corpo-bambino che rapidamente diventa altro, sia un’esperienza difficile e, quasi sempre, un percorso doloroso e sconvolgente. Spesso spaventa perché non fa capire nulla di ciò che senti e ti turba. A volte ti paralizza piuttosto! Molti adolescenti si chiedono: “Dove mi porterà questo corpo nuovo?”

Un corpo che si allunga e si allarga, che si deforma e diventa irriconoscibile è un corpo che fatichi a sentirlo come compagno di viaggio. Nella maggior parte dei casi la convivenza è contraddittoria, dolorosa. Il male lo senti dentro, sconosciuto ma insistente e lo vedi riflesso nello specchio, deforme quantomeno, frantumato o a pezzi.

Crescere può essere pericoloso, perché è un’impresa da affrontare dal mattino al risveglio fino a notte fonda. È un rischio continuo, una lotta contro un nemico sempre in agguato, quasi un felino aggressivo e temibile. La strada più semplice è mortificarlo, negarlo, rifiutarlo, perché fa paura. Anzi angoscia l’idea di cambiare stato fisico e perdere il bambino che stava dentro per trovare l’uomo o la donna senza sapere quali siano le dimensioni della fisicità per diventare aduli.

Rear view – Female hand scratching her irritation back. Concept neurotic disorder, mental illness of self-harm.

E chi l’ha detto che l’adultità sia una ricerca? Magari è solo un’imposizione o un destino non scelto.

Ritrovarsi “grandi” in adolescenza, con un corpo fisico diverso, può essere un’esperienza inebriante e sconvolgente, da cui si attivano una quantità di difese se prevale la necessità di restare accovacciati dentro la nicchia della propria infanzia.

Il rifiuto del corpo è un’altra fuga, un altro ritiro dal mondo e dagli altri. A volte dalla vita.

“Mangio a crepapelle!” dice qualcuno ma “…per poter vomitare tutto, fino in fondo, fino a sentirmi nuovamente libero” o purificata. Di solito è un mantra infinito nella crescita disagevole, e nelle adolescenze dolenti, contrappuntate da pensieri di morte.

Tutto nasce, infatti dal corpo che turba perché chiede visibilità e diventa sociale.

Dal corpo sessuato, che desidera e pulsa. Da un corpo sconosciuto che però va incontrato.

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