Credo ci debba essere una ragionevole soddisfazione per le nuove regole sull’accesso ai social da parte dei minori. Decisioni importanti ma ancora insufficienti, perché non basta aumentare i controlli sull’età e sulla veridicità delle dichiarazioni rese.
Il problema vero è il fenomeno inquietante della dipendenza digitale in adolescenza a causa del tempo spropositato che i giovani trascorrono sui social media.
I processi in California contro Meta e YouTube, hanno messo in evidenza però le responsabilità di queste piattaforme che attivano l’irresistibile desiderio di connettersi e rimanere online per tempi lunghi.

I social, e a alcuni in particolare, sono stati pensati proprio per fare comunità e garantire un’assidua e continua partecipazione.
Di frequente invece si sviluppa la dipendenza che si manifesta in modo simile a quella prodotta dalle sostanze psicoattive. In maniera evidente c’è il bisogno irrefrenabile di essere presenti sui social e se esiste l’impossibilità di connettersi, aumenta in maniera considerevole l’insonnia, l’aggressività, le manifestazione d’ansia e le reazioni depressive, fino ai pensieri suicidari.
I social puntano sulla vulnerabilità dell’adolescente il cui cervello è al massimo della plasticità e nello stesso tempo non ha ancora maturato le aree preposte all’autocontrollo.
Ne risulta che la capacità di disconnettersi o contenere il tempo d’uso non dipende dalla volontà soggettiva ma dall’attivazione costante del circuito della ricompensa in cui è protagonista la dopamina, un potente neurotrasmettitore.
È il rilascio di questa sostanza che aiuta il cervello a memorizzare le gratificazioni ottenute e spinge in modo prepotente verso la ricerca di esperienze gratificanti.
Instagram e TikTok non a caso sono i social più amati dagli adolescenti che, anche in modo creativo, offrono le possibilità di mettere in atto esperienze immediatamente gratificanti, come possono essere i “like” ricevuti per le imprese postate online.
In questo senso i social diventano il banco di prova su cui sperimentare percorsi inebrianti ed eccitanti che a volte si trasformano in comportamenti a rischio per la mancanza di autocontrollo.
Poi in un tempo in cui le nuove generazioni crescono prive di strumenti critici e autocritici, spesso poveri di sguardi affettivi, le proposte condivise sui social sembrano essere il pass che autorizza comportamenti sregolati, trasgressivi, provocatori, messi in atto al fine di attirare l’attenzione.
Contro il rischio crescente di dipendenza, allora, non bastano solo i registri punitivi per i minori e le famiglie. Serve piuttosto cercare di smascherare quei “meccanismi attraenti che stimolano continuamente l’attenzione” come ha detto la Presidente Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Maria Antonietta Gulino, indicando il pericolo che questi finiscano per alimentare “nuove forme di dipendenza comportamentale”.
È necessario di conseguenza, più che aumentare le sanzioni, potenziare il sostegno familiare, la formazione degli adulti di riferimento e promuovere precocemente l’educazione digitale e la prevenzione




































