Noi siamo sguardi
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In tempi di emergenza Covid, la mascherina obbligatoria ci impedisce di entrare in contatto con il volto di chi vive e si muove accanto a noi. Ma questo pone al centro della relazione il potere dello sguardo. Mai, come in questo tempo complesso, noi siamo il nostro sguardo. Lo sguardo è il luogo del corpo che più comunica il nostro stato emotivo agli altri e rende visibile ciò che normalmente non lo è, ovvero come ci sentiamo dentro. E, senza che noi ce ne accorgiamo, questo potere scritto nello sguardo condiziona la qualità delle relazioni che viviamo con chi incontriamo, soprattutto con chi incontriamo per la prima volta. A seconda delle emozioni che stiamo vivendo, il nostro sguardo inconsapevolmente muta il proprio posizionamento e il modo con cui ci fa guardare il mondo. Questo è stato ben evidenziato dai risultati di una ricerca che, fornendo tre stimoli musicali molto diversi (uno triste, uno allegro e uno emotivamente neutro) ad un gruppo di studenti inglesi di due differenti università, ha portato alla conclusione che chi prova una sensazione di allegria pone lo sguardo sul volto di chi gli sta di fronte, in un modo completamente differente da come si muove lo sguardo di una persona triste, che tende invece a non guardare negli occhi il proprio interlocutore, bloccando la possibilità di comunicare con l’altro e inviando perciò attraverso il “non verbale” la non volontà a stare in relazione, condizione che allontana sempre più chi sta dall’altra parte e che peggiora ulteriormente lo stato di solitudine e isolamento prodotto dalla tristezza. A livello inconsapevole infatti ogni volta che ci troviamo una persona di fronte, noi molto velocemente produciamo un giudizio nei suoi confronti assegnando una valutazione automatica rispetto al suo modo di posizionarsi nei nostri paraggi, alla direzione del suo sguardo e ai movimenti involontari della muscolatura facciale. Se siamo a conoscenza di questo meccanismo, noi possiamo avere molta più consapevolezza rispetto al modo in cui le persone si relazionano con noi e al tempo stesso posizionare meglio noi stessi nelle relazioni con gli altri. Per esempio, in situazioni dove conviene guardare negli occhi il nostro interlocutore (colloqui di lavoro, negoziazioni e vendite, stipula di contratti) sapere che le emozioni interne passano attraverso lo sguardo può permettere una maggiore possibilità di controllo sia sul fronte esterno (ovvero dove pongo gli occhi) sia su quello interno (ovvero, posso provare a gestire e regolare meglio l’emozione che sto sperimentando).

In questi mesi una grande discussione si è sollevata intorno all’uso della mascherina da parte dei bambini, un uso che la nuova ondata pandemica ha esteso sempre più, anche nei soggetti in età evolutiva. Vi propongo, in questo articolo dedicato allo sguardo, una filastrocca che potete utilizzare proprio con i più piccoli, che al tempo stesso può essere usata come rinforzo motivazionale all’uso di questo presidio di prevenzione e da strumento di educazione emotiva che aiuta a riflettere sull’importanza dello sguardo nelle relazioni tra esseri umani.

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